mercoledì, aprile 22, 2009

A quel tempo viaggiavo in ambulanza,
e gli spostamenti mattutini erano
scoperte di una Barcellona
mai vista, priva d’impegni e
di corse nell’ora di punta.

Era la scoperta di andare in gita
Senza il pericolo che il bullo
Della classe ti gettasse il libro
Fuori dal finestrino.

E incrociavo vecchie donne
Con l’anca rotta
Obese e lamentose
Con appresso il marito che
passeggiava nei corridoi dell’ospedale
con passo esperto, di chi ha rinunciato
alla partita al bar per seguire
la moglie tiranna:
m’indicava quando la macchina
del caffé non dava resto.
Sembrava un cane triste
Ma fedele e paziente,
In cuor suo sapeva
che per la moglie
la riabilitazione era una scusa
le sue gambe era apposto
(da un anno ormai era in terapia)
Per parlare con l’infermiera di sempre
Scambiare opinioni, sentirsi importante.

Ed io alzavo un chilo
Con Propellerheads nelle orecchie,
E quando avevo bisogno di cedere
Cambiavo a Gotham Project,
Tango divino fra i neon
in sala riabilitazione.

E tornando a casa, la sorpresa:
l’esperto guidatore d’ambulanza
Era abbonato al Liceu,
Non perdeva un concerto lirico
Forse mi ammirava
Solo per il fatto che fossi italiano
Parlava di Milano con gli occhi lucidi,
Della Scala, dell’ultimo tenore
Fischiato alla prima.

Ed un giorno quasi a casa
Mi disse di Jacques Loussier
Delle interpretazioni di Bach
In chiave jazz.

Non lo dimenticai:
Non avevo mai sognato
Di parlare di Bach
con un conduttore d’ambulanze.


mercoledì, marzo 11, 2009

Fermatevi un momento......


giovedì, marzo 05, 2009


Ulisse piange



“Perchè piangi?”

“Non sto piangendo, sto ricordando”


Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia



Dalla lettura dell’Odissea, mi è rimasta solo una immagine. Non tanto gli amori, le lotte degli eroi che sfidano il mare, guerreggiano, invocano gli dei, affontano mostri ciclopici e maghe vendicative, invocano gli dei e si salvano, s’innamorano di ninfe e si perdono, cedono al fato e muoiono.


Telemaco in cerca di notizie del padre, giunge a Lacedemone alla corte di Menelao.

Il re tornato vincitore con Elena di Troia, si trova nel bel mezzo di un banchetto per le nozze del figlio e della figlia.E’ una scena di festa, nella sala più grande e con l’alto soffitto dorato, gli aedi suonano la cetra, gli acrobati volteggiano nella danza. Alla richiesta d’ospitalità di Telemaco, accompagnato da Pisistrato figlio di Nestore, Menelao li invita al banchetto senza chiedere loro i nomi: mangiano bue arrosto e bevono vino.

In una pausa del pasto, non appena Telemaco rivela la sua identità, Menelao ha un “Evviva!” di giubilo per la presenza del figlio dell’amico Ulisse con cui lottò e conquistò Troia. Ma l’allegria dura un istante: il dubbio di una tragica fine di Ulisse avvolge le parole di rievocazione di Menelao. Al pensiero dell’ ”infelice senza ritorno”, tutti i presenti piangono: la bella Elena, Telemaco e Menelao, Pisitrato.

Ognuno a suo modo piange l’amico, il padre, l’eroe, e tutti i presenti rivestono i ricordi delle persone più care passate alla tomba. A quel punto Pisistrato figlio di Nestore, ricorda il fratello Antiloco morto in battaglia e condivide il suo ricordo a voce alta:


“E’ pur questo il solo privilegio per i miserandi mortali,

Tagliarsi la chioma e dalle guance lasciar scorrere le lacrime”.


Nell’intera Odissea, sono innumerevoli in momenti in cui si manifesta la forza rituale del pianto, sempre associato con il ricordo. Ulisse piange tre volte. L’eroe di Troia, che ha affrontato addirittura la discesa all’oltretomba, piange tentando di abbracciare l’ombra della madre. Piange alla morte del cane Argo, l’unico che lo riconosce appena tornato a casa.


Tornato a Itaca cerca il vecchio padre Laerte. Lo trova piegato a zappare la vigna, sudicio e con un berreto di capra in testa, e a stento trattiene il pianto:


“L’animo a lui si commosse, guardando suo padre,

E alle nari gli irruppe uno stimolo acre”.


Riuscite a sentire la forza d’analisi di tale emozione umana? Persino nei suoi dettagli fisiologici? Chi non ha mai provato quel bruciore al naso, prima del manifestarsi delle lacrime?


L’immagine che il poema mi ha donato è quella di un’umanità insospettatamente attuale, una profonda lettura delle passioni umane anche più segrete e il loro sincero manifestarsi.Un’ immagine eroica così lontana dai palestrati alla “300”.


L’Odissea rimarrà per sempre l’epica del ricordo e del pianto del vagabondo, ed Ulisse ne sarà il simbolo eterno e assioma del percorso terrestre di ogni essere umano.

mercoledì, gennaio 21, 2009

Per la giornata della memoria.....

Così Tshal, il sedicente "esercito più morale del mondo" involontariamente colpisce la popolazione civile. Mirando al cuore di un bambino. Due volte.

Ah no scusate, mi sono sbagliato, la colpa è di Hamas che usa i bambini come scudi umani e poi fa propaganda con le foto. 

sabato, gennaio 10, 2009

La logica dell'orrore

Cominciamo a dare a dare i nomi alle cose: Israele sta mettendo in atto una "pulizia etnica" a Gaza. Se non esistesse la logica di due pesi e due misure, e giusto per fare un paragone, a questo punto i paesi della NATO dovrebbero iniziare a bombardare Tel Aviv come fecero con la Belgrado di Milosevic nel 1999.

I motivi che il popolo eletto adduce per poter massacrare i palestinesi sono scuse, e restano tali anche se vengono strombazzate e ripetute ossessivamente da tutti i media occidentali.

Sempre restando nell’ambito dell’assurdo, provo a fare un esempio: L’organizazzione terroristica ETA lotta per l’indipendenza dei Paesi Baschi dalla Spagna e, utillizzando il metodo armato dell’attentato (con artefatti esplosivi o con omicidi mirati), fino ad oggi ha rivendicato più di 800 morti ammazzati.
Se il governo spagnolo utilizzasse la stessa logica del popolo eletto (quella del principio della “punizione collettiva”), avrebbe dovuto far alzare nel cielo di Bilbao i caccia spagnoli già da decenni e radere al suolo i territori baschi con la seguente scusa: “I terroristi dell’Eta si nascondono nelle case dei civili, per questo è difficile individuarli e stanarli”.

L’azione su Gaza è parte di un piano contrario alla nascita di uno Stato palestinese, favorevole all’annesione di Gaza e il cui obiettivo fu chiaro ai sionisti fin dall’inizio: “Eretz Israel”, la grande Israele.




La “delirante” mappa si estende dal Nilo all'Eufrate, comprendendo l'Egitto e l'Iraq, nonché Giordania, Siria, Libano, Arabia Saudita, Kuweit e Turchia.

Questo obiettivo politico è basato unicamente sul passo biblico della Genesi 15:18-21:

“In quel giorno il Signore stabilí un patto con Abramo dicendo: “Io do alla tua progenie questa terra, dal torrente d’Egitto, fino al gran fiume, l’Eufrate, come pure i Keniti, i Kenezei, i Cadmonei, gli Etei, i Ferezei e i Refaim, gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei e i Gebusei”.

 

Una presunta conferma dell’estensione di tale territorio viene dal disegno della moneta di 10 Agorot che Yasser Arafat nel 1988 indicó come evidenza della strategia israeliana.


A questo punto, riapplicando la stessa logica di “Reductio ab absurdum”, immaginiamo che gli abitanti della provincia di Rieti comincino a dichiarare che il terriorio che si estende dal Portogallo al Reno e dalla Gran Bretagna all’Egitto gli spetta di diritto in quanto discendenti dei Sabini che fondarono Roma antica.

Risulta evidente quale sia la logica diabolica e menzognera di tutte le guerre espansioniste portate avanti da Israele (a parte della pulizia etnica interna) durante il corso della sua breve e brutale storia:

1948/49: Guerra arabo-israeliana contro Egitto, Siria, Transgiordania, Libano, Iraq.

1956/57: Guerra per il Canale di Suez contro l’Egitto.

1967: Guerra dei sei giorni contro Egitto, Giordania e Siria.

1973: Guerra dello Yom Kippur contro Siria ed Egitto.

1978: Prima guerra contro il Libano

1982: Seconda guerra contro il Libano

2006 : Terza guerra contro il Libano

2009: L’85% dei feriti sono donne e bambini. Il 25% dei morti sono donne e bambini.


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giovedì, ottobre 02, 2008

Zuan delle Piatte ha inscenato la sua morte.


Raccontaci della maga
Che a Cupra deve il suo dono.
Raccontaci.


Ebbene,

ella m’appare, di dentro dell’antro.
A lei chiedo il futuro.
Per lei sono salito sui monti.
Nell’antro ho visto il mondo ergersi bianco,
come nella neve.
Ho attraversato un ponte stretto
Sulle gole infernali:
Urla e suppliche salivano a me.

Ma il cielo era chiaro e silenzioso
E continuai a camminare.

I suoi occhi nel buio,
E i biondi capelli del nord.
Ella sedeva su un trono di marmo.
Davanti a sé teneva un tavolo di legno
E sul tavolo le foglie.

“Silenziosa dea, dea che interrogo
per il piacere del cielo. Sono solo e stanco,
la salita è stata lunga e ciò che ho visto
ha scosso le mie membra.
Orsù se ti piace, rispondimi:
“Chi sono io?”.
Te lo chiedo in ginocchio,
E in dono ti porto le pietre raccolte
Sulla strada di casa”.

Ond’ella si scosse, saltò
D’improvviso e con un balzo
Gridando col pugno colpì
La tavola dinnanzi.
E la rovesció.
E le foglie si sparsero
nell’aria dell’antro.
L’ultima svolazzando le si posò
Sulla mano aperta.
Con gli occhi chiusi me la porse.

C’era scritto:
“Chi semina e non raccoglie
Morirà di fame.
Chi ha fame mangi,
Chi non ha fame muoia”.

sabato, settembre 27, 2008

Prepararsi al peggio.

Crisi bancaria mondiale. Possibili scenari. Ritirate i risparmi dalla vostra banca (se ne avete,) e cominciate ad immagazzinare beni di prima necessitá non deperibili. Prendetevi il porto d'armi perchè bisognerà difenderli.

Crack bancario, crack sociale, intervista a Marco Saba del Centro Studi Monetari


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